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La Presentazione


di Membro VIP di Annunci69.it Ve-Ro
12.08.2026    |    352    |    5 8.3
"Le prese i capelli alla base della nuca e la schiaffeggiò mentre godeva del cazzo del marito..."
Si erano incrociati su un sito di incontri, una coppia in cerca di Dom. Qualche scambio di vedute su cosa ciascuno intendesse per dominazione, sul senso della figura del Dom, poi avevano preso un caffè, giusto per guardarsi di persona e valutarsi in presenza.
Loro erano Marco e V., lui, Andrea, un Dom vecchio stile che si rifaceva alla tradizione di Patrick Le Sage, quella nella quale la Doma non avviene attraverso imposizioni né prevede dolore vero ma una più sottile, lenta, scoperta della parte oscura del femminile, quella accogliente, piena di turbamenti e contraddizioni che, nella loro emersione, diventano conoscenza di sé più profonda e amplificano il piacere. Un’iniziazione che per molte donne rappresenta l’apoteosi del femminile, l’emergere di qualcosa che da sempre hanno sentito dentro di sé ma non ancora razionalizzato. Andrea aveva imparato dalle sue “maestre” quanto una femmina può desiderare di donare al “Padrone”. In realtà lo riteneva uno scambio di cortesie, un dare alla pari.
Andrea e Marco avevano concordato una data e una scena, la prima.
Il giorno era arrivato. Puntuali suonarono il campanello, Andrea li accolse.
Avevano stabilito che lei sarebbe stata condotta bendata a quella porta.
La porta si aprì. “Buonasera Signori”.
Li fece entrare. In sottofondo, canti gregoriani. Lei era vestita come richiesto.
Sotto l’impermeabile aveva un corsetto in pelle che ne lasciava scoperto il seno, mutandine, sandalo tacco 12, aperto. Il color nero trovava contraltare nello smalto rosso scuro sulle unghie di mani e piedi.
“Per cortesia, aiutala a togliere l’impermeabile, Marco; voglio guardarla bene” disse portandosi alle spalle di lei.
“Bella la tua…” disse con tono calmo e voce profonda; poi, all’improvviso, rivolgendosi a lei di scatto chiese “Chi sei tu?”
“V”. “Vi sta per?” “Valeria”. Non ci siamo, cara, stasera non mi interessa chi sei né cosa fai; siamo qui per l’altra V. Le tirò una sculacciata sonora. Ripetiamo. Chi sei?” “Vaccona?” rispose esitante. “Bene, Vaccona. E poi, come si dice per educazione?“ Rimase un momento interdetta, le sue guance si tinsero di un rosa più intenso. “Signore”. Bene, adesso la formula completa. “Chi sei?” “Vaccona, Signore”
“Vedi che impari presto? Molto bene, V. Allarga le gambe” disse mentre infilava la mano sotto le mutandine senza fare complimenti.
“Marco, ti comunico che la Vaccona è già fradicia”. Portò le dita umide sulle labbra di lei. Schiuse le labbra facendo sporgere la lingua. “Così, brava, lecca tutto. Dev’essere proprio buono il tuo succo, su…lecca bene”
“Ora, per cortesia, togli le mutande e mettiti in ginocchio”
“Adesso, Marco, fatti leccare l’asta, non metterglielo in bocca subito, deve meritarselo”
“Tu, V, mani dietro la nuca, fammi vedere bene queste belle tette”
Iniziò sfiorando i capezzoli per un po’ poi “Marco, mettiglielo in bocca”. Quando lo ebbe bene in bocca iniziò a esercitare una presa crescente sui capezzoli con indice e pollice. “Adesso vediamo se la Vaccona muggisce” e strinse per un istante con maggior forza, tirando. “Mmmmhhh” Andrea annuì soddisfatto. “Sì, muggisce, bene”. Continuò il gioco alternando tocchi lievi a strette decise su entrambe i capezzoli. Con la sinistra scese a toccarle la fica. Aveva reagito bene alla stimolazione.
“Adesso, cambio. Voglio sentire la sua lingua sulla mia verga. Fai come ho fatto io, mungila bene ascoltando i suoi sussulti”
Proseguirono per un po’ così.
“Adesso a quattro zampe!” Eseguì.
“Marco, monta da dietro la vaccona”. Lui iniziò a penetrarla.
Andrea prese una sedia e sedette si fronte a lei. Le prese i capelli alla base della nuca e la schiaffeggiò mentre godeva del cazzo del marito. “E adesso in bocca, vediamo se ci sta tutto, troia!” spinse ben dentro lentamente fino a che sentiva di poter proseguire verso la gola. “Brava! E’ proprio brava, chiavala forte!. Adesso leccami i coglioni, ho voglia di menarmelo e di fartelo mangiare ancora”
Marco ci stava dando dentro, era bello veder sballonzolare le grosse tette di V. “Sei proprio una bella vaccona. Oggi ti mungiamo per bene”
Dopo un po’ Andrea si alzò e si portò verso Marco per prenderne il posto.
Marco si scansò. “Adesso ti faccio una cosa particolare, vediamo quanto ti piace” Lei si irrigidì lievemente. Lui prese saldamente le grandi labbra e iniziò a tirarle. “Te la stiro, tranquilla, ti piacerà” e proseguì. “Mettiglielo in bocca”. “Bella questa ficona da stirare bene!” Aggiunse poi sottovoce “Un’altra volta lo farò con le pinze e i pesi e un po’ di frusta, così ti faccio ballare un po’”
“Adesso fammi sentire come sei dentro” disse infilando due dita nel sesso di lei”. “Sì, c’è spazio. Adesso ti apro meglio” e iniziò a dilatarla. “Ci dedicherò una sessione ben fatta, voglio sentirti tutta aperta, ti farò gridare dal piacere. Adesso prendimi, vediamo quanto ti piace sentirmi dentro” e iniziò a penetrarla.
“Marco, com’è il culo della vaccona?” “Capiente”
Allora le infilò un pollice nel culo mentre la sbatteva. Poi anche il secondo e iniziò a ad allargare. Lei era come impazzita.
Lui uscì e si unse bene la mano. “Adesso vediamo meglio quanto è aperta” Un dito, poi un secondo, poi un terzo e infine il quarto. “Basta così. Quattro dita, non poco, non troppo” Vedremo di far meglio. “Toccati, troia! Voglio sentirti venire” e continuò a lavorarla nel culo che si era ben rilassato e si faceva più capiente man mano.
Venne con un urlo lunghissimo. Poi Andrea la ringraziò: “Ti ho sentita tutta bene, brava. Mi sei piaciuta”
“Adesso ti sborriamo per bene” Le prese un braccio e la fece sollevare.
“Succhiaci a turno” Lei iniziò a passare da un cazzo all’altro ciucciando avidamente, ingoiandoli, leccandoli. “Adesso ferma con la bocca aperta. Marco, menatelo fino a venire. Marco venne mentre la insultava in tutti i modi. Anche Andrea se lo menava insultandola. Non erano insulti, erano complimenti. Tutti e tre lo sapevano. Anche Andrea venne in parte in bocca, parte sul viso. Lo raccolse con le dita e glielo fece leccare.
“Brava, grazie. Quando volete potremo approfondire. Oggi era solo per prendere le misure, la Presentazione. Ho molto altro per te, Vaccona. Puoi darmi molte soddisfazioni”
“Accompagnala al bagno, poi potete andare”. Ma quando tornate, rimettile la mascherina.
Uscirono. Per giorni lei si domandò chi fosse quell’uomo che l’aveva fatta sentire così femmina e a chi corrispondesse quella voce calma e profonda che l’aveva guidata così bene dentro la parte più vera e ferocemente primordiale di sé immaginando la prossima volta cosa le avrebbe chiesto di fare.
Chiedere, con quel tono calmo e determinato, equivaleva a un ordine ma non essendo urlato le era entrato più in profondità.
Scoprì quel giorno che l’uomo che sussurrava alla puledra selvaggia poteva avere anche più fascino del maschio prepotente.
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